Come annaffiare le Orchidee

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Le Orchidee sono piante delicate e, data la loro origine tropicale, molti proprietari “improvvisati” decidono di esagerare con l’acqua, tanto da far marcire le radici e causare la morte della pianta. In questo articolo vi forniremo alcune linee guida da seguire per permettere alla vostra Orchidea di vivere e prosperare a lungo, anche in appartamento.

Quando annaffiare l’Orchidea

Dando per scontato che teniate la Orchidea in appartamento, e che abbiate giustamente deciso di non esporla mai ai raggi diretti del sole, non ci sono precauzioni particolari da seguire su quando annaffiare un’Orchidea.

Vi consigliamo di regolarvi in base all’umidità: evitate di annaffiare in tarda serata, visto che già al calar del sole il clima diviene più umido, e concentrate le bagnature attorno alla metà della mattinata o all’ora di pranzo, quando l’Orchidea avrà già assorbito l’umidità notturna.

Quanto annaffiare l’Orchidea

In generale:

  • nella stagione fertile bisognerebbe annaffiare la pianta di Orchidea dalle due alle quattro volte settimanali.
  • nel periodo di secca sarebbe bene ridurre al minimo le annaffiature, ovvero a circa una volta alla settimana. Ricordatevi inoltre di evitare le nebulizzazioni.

Anche il substrato fa la differenza: il bark, ad esempio, si asciuga più velocemente dello sfagno, e quindi può darsi che due orchidee coltivate in due substrati diversi dovranno essere bagnate in momenti differenti.

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Last update was in: 16 ottobre 2018 7:55
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Questi punti vanno poi contestualizzati allo stato effettivo della pianta, per questo motivo la prima cosa che dobbiamo capire è quando è arrivato il momento giusto per bagnare l’Orchidea. Per identificarlo bisogna valutare le condizioni del substrato e delle radici. La maggior parte delle orchidee si bagnano quando il substrato si è asciugato bene ma non è ancora completamente asciutto. Lo si può sentire con un dito e vedere tramite le pareti trasparenti del vaso. Anche il colore delle radici può esserci d’aiuto: quando sono asciutte diventano più chiare di come sono da umide.

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Tecniche di annaffiatura dell’Orchidea

Quando il momento di annaffiare è arrivato, dovete preparare l’acqua per la bagnatura.

Quale acqua utilizzare? Chi risiede in zone montuose, con l’acqua che arriva acida dalla montagna, possono tranquillamente bagnare le loro orchidee in bagno, sotto la doccia calda, utilizzando l’acqua di 35-40°C.

Tutti gli altri dovrebbero provvedere con l’acqua piovana, osmotica oppure semplicemente quella delle bottiglie.

L’aspetto principale di cui tenere conto è che l’acqua non contenga calcare, in quanto esso rimane sulle radici e sulle foglie delle orchidee danneggiando la loro respirazione. Per questo motivo è altamente sconsigliabile l’utilizzo di acqua del rubinetto, anche perché in alcune città essa è assai ricca di calcare.

Immersione

E’ la tecnica di annaffiatura dell’orchidea più nota e comune, e consiste nel mettere l’acqua in un contenitore dove immergiamo il vaso con la pianta nel modo che l’acqua lo copra tutto. Lasciamo lì la pianta per circa 20-30 minuti, dopodiché la togliamo, facciamo scolare bene l’acqua e rimettiamo l’orchidea al suo posto.

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Nebulizzazione

Le vaporizzazioni in genere portano molti benefici alle orchidee:

  1. innalzano l’umidità dell’aria e le aiutano a “respirare”, perché i pori delle foglie si aprono solo quando l’umidità è superiore ai 50-60%;
  2. facilitano l’idratazione delle foglie;
  3. aiutano le orchidee a sopportare le temperature elevate

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Le foglie dell’orchidea necessitano, della nebulizzazione, che va effettuata prevalentemente nelle ore mattutine o comunque diurne; evitate comunque le ore più calde, in modo tale che le foglie restino asciutte nelle ore meno calde, quelle notturne. Nebulizzando le foglie si consiglia di fare attenzione ed evitare di spruzzare anche i fiori, che col tempo potrebbero macchiarsi. Ricordiamo, comunque, che le nebulizzazioni non sostituiscono le bagnature.

Regoliamo il nebulizzatore nella posizione in cui l’acqua gettata dal becco ha la forma della nebbia.

Per quanto riguarda le radici aeree (cioè, quelle che non sono immerse dentro il substrato), la quantità dell’acqua vaporizzata su di loro può essere un po’ più abbondante, perché la assorbono molto più in fretta e non c’è nessun rischio dei ristagni.

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